lunedì, 12 novembre 2007

Ieri sono andata a Venezia. C'ero stata per l'ultima volta cinque anni fa. Una vita. Tutto diverso allora, tutto cambiato adesso. Ho pensato che avrei avuto una qualche reazione, un po' di brividi, una leggera pelle d'oca. Invece niente, nessuna sensazione che non fosse il normale stupore che provo ogni volta al cospetto di questa città. Sono secoli che Venezia è così: la stessa gente, le stesse voci, lo stesso movimento.
I canali fangosi, i rifiuti negli angoli, l'odore forte della decadenza. I mercanti e i compratori, popoli d'oriente e d'occidente.
Venezia è una città di fantasmi. Si mescolano ai turisti, camminano con loro per le calli, si aggrappano ai muri umidi con i polpastrelli scarni. Forse è per questo che è rimasta uguale a se stessa per così tanto tempo.
Venezia è fedele, non cede ai secoli che passano. Il tempo è inesorabile per ogni condizione umana, ma non per questa città che respira la stessa aria del passato. Se si ascolta attentamente, se si spiano gli angoli nascosti con la coda dell'occhio, è ancora possibile vedere le cortigiane, gli schiavi scalzi nel fango, i dottori della peste con il becco bianco e il mantello nero, i mercanti coperti di broccati. Sono ancora tutti lì. Nei rari momenti di silenzio, se si sentono risuonare dei passi, sono i loro. Se si apre lo sguardo, se si guarda lontano, al di là del primo ponte, non è quella che il Canaletto vide e dipinse?
Per questo mi affascina così tanto: in nessun altro luogo presente e passato si toccano fino a creare un tempo proprio, una quinta dimensione fatta di riflessi che si perdono nell'acqua. I volti che ci si specchiano non sono solo i nostri, ma anche i loro.

postato da: NikCustardinpie alle ore 12:57 | Permalink | commenti (5)
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