lunedì, 21 gennaio 2008

Su Repubblica.it di questa mattina compare questo articolo: il Daily Telegraph, importante quotidiano britannico ha provato a stilare una lista di 100 libri che tutti i bambini, giovani e adolescenti dovrebbero leggere. Dovrebbero. Perché dovrebbero? L'intento è quello di far nascere nei più giovani l'amore per la lettura, in contrapposizione ad internet e tv. Amore e lettura sono due belle parole, suonano bene insieme, ma non sempre è possibile farle incontrare. Sono d'accordo con Pennac quando dice che non si può ordinare a nessuno di leggere. E sono d'accordo con Hornby: i classici per ragazzi non è detto che siano quelli in cui i ragazzi di oggi si riconoscono, anzi, aspettarselo è assurdo. E quindi? Non è con le liste e i suggerimenti che si può indurre un bambino ad amare i libri. In molte case questi rimangono oggetti sconosciuti o quasi, non di uso quotidiano comunque. Ecco, i bambini leggono se vedono leggere, se considerano normali gli scaffali pieni di libri, inciampare in quelli aperti, se le librerie sono luoghi di normale frequentazione. E poi libertà di scelta. Laciarli vagare con la fantasia, leggere insieme a loro quando sono più piccoli. I bambini in realtà possono veramente leggere di tutto. Ho ricordi bellissimi di mio figlio e Gian Burrasca, letto e straletto insieme. E Gianni Rodari, con le sue Favole al telefono, che a me furono raccontate per la prima volta dalla maestra in terza elementare.

Un tasto dolente è proprio quello della scuola. Sono convinta che l'amore per la lettura appassisca e muoia nei ragazzi anche a causa sua. Prima di tutto, i libri nelle scuole sono prigionieri di scaffali e armadi sempre chiusi a chiave. Oggetti distanti e intoccabili. Inoltre, bisogna leggere a comando e con una scadenza, e questo ucciderebbe qualunque desiderio. I ritmi e i modi di leggere sono tanti quanti sono i lettori. I libri vanno toccati, aperti sfogliati e al limite anche portati via. Non sono oggetti sacri, sono oggetti di piacere. Leggere può essere estremamente divertente, più della tv, più di internet.

In "Come un romanzo" Pennac racconta di come sia coinvolgente ascoltar leggere, di come i ragazzi abbiano bisogno di narratori, di recuperare la meraviglia e lo stupore rinchiusi nelle pagine stampate, la curiosità di bambini: "...se gli abbiamo raccontato le storie degli altri, e anche piuttosto male, cercando le parole, storpiando i nomi propri, confondendo gli episodi, unendo l'inizio di un racconto con la fine di un altro, poco importa... E anche se non abbiamo raccontato affatto, se ci siamo limitati a leggere a voce alta, eravamo il suo romanziere, il narratore unico grazie al quale ogni sera lui si infilava nel pigiama del sogno prima di scomparire sotto le lenzuola della notte. O meglio, eravamo il Libro. Ricordatevi di quell'intimità così ineguagliabile."
E' solo questo il segreto.

venerdì, 12 ottobre 2007

John Cusack mi piace perchè ha l'aspetto dell'uomo medio: quarantenne, fisico discreto, nè brutto nè bello, tranquillo, impiegato come attore, recita, produce, scrive. E' un tipo dagli occhi sorridenti, quello con cui puoi andare tranquillamente a berti una birra o in pizzeria, per una serata di chiacchiere e risate.
John Cusack mi piace anche perchè ha una voce bellissima, bassa e profonda, calda e tranquilla, é un abbraccio. Potrei stare ad ascoltare per ore un uomo che avesse una voce così, basterebbe che leggesse per me un brano qualunque di un libro qualunque, con una voce come quella si può fare a meno della lirica.
John Cusack mi piace soprattutto perchè è un blogger eccellente, attento, impegnato. Ha uno spazio sull' Huffington Post, un sito di news nonchè aggretatore di blog di ispirazione liberale che tratta
soprattutto di politica e società. Nelle ultime due settimane ha scritto diversi pezzi incentrati su una lunga discussione avuta con Naomi Klein, a proposito del suo ultimo libro The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, appena pubblicato anche in Italia con il titolo Shock Economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri (ricordo che Naomi Klein è anche l'autrice del precedente No Logo). Oltre ai brani scritti, John Cusack ha inserito nel suo blog il video della chiacchierata A prescindere dall'importanza del libro, indiscutibile, mi è molto piaciuto il modo di parlarne: lui, lei, attorno a un tavolo di cucina. Una intervista informale, non urlata, una conversazione lunga su temi drammatici e importanti, lui che fa domande, lei che risponde, chiarisce, spiega. In maniera rilassata e comprensibile. Ci sarebbero stati bene due bicchieri di vino rosso. Che bello sarebbe poter parlare sempre così, magari non solo dei massimi sistemi, ma anche di vita, di sensazioni, di passioni. E condividere silenzi. Anche in televisione.
Ulteriore ragione per la quale mi piace John Cusack: è stato Lloyd Dobbler, uno dei personaggi più incredibilmente romantici, nel senso letterario del termine, del cinema giovanile degli anni 80, "I don't want to sell anything, buy anything, or process anything as a career. I don't want to sell anything bought or processed, or buy anything sold or processed, or process anything sold, bought, or processed, or repair anything sold, bought, or processed. You know, as a career, I don't want to do that." (Say Anything - 1989).


 

Qui potete vedere il video dell'intervista a Naomi Klein