martedì, 18 dicembre 2007

Lo spam è sempre fastidioso, di qualunque genere esso sia. Quello classico via mail è il meno odioso perchè talmente plateale e diffuso che è facile schivarlo ed eliminarlo (a meno che non si sia realmente interessati al penis enlargement o alle pillole di viagra).

Invece, quello che veramente m'infastidisce è lo spam piccolo e subdolo che alcuni fanno all'interno di gruppi di discussione, forum, comunità varie. Lo considero un atto di profonda maleducazione e contrario alla più elementare netiquette. Esempio pratico: nel forum dei Bocciofili della Domenica, aprire un thread con una scusa qualunque (un test sulle ultime bocce in commercio) e incollare un link che rimanda al proprio blog personale. Ecco, questo mi irrita profondamente, mi fa capire che a questo utente le discussioni sulle bocce non interessano così tanto, se non in funzione di quanto scritto sul suo spazio e solo in proporzione di quanti visitano poi la sua pagina, facendo girare il contatore. Non è bello, non è delicato approfittare della casa altrui, specialmente quando in questa casa ci sono già spazi adatti allo scopo. Ancor peggio: reiterare e insistere. Macno, un caro amico ha scritto al riguardo: "È come se uno entrasse in casa d'altri con un cartello appeso al collo con su scritto il proprio indirizzo, e complimentandosi col padrone di casa per l'arredamento intanto sussurrasse agli ospiti: "dài, che poi si và da me, eh?". Dalle mie parti questo si chiama l'Ammiccamento del Paraculo Ingordo." E un'altra amica, Tittirossa ha sottolineato che si tratta di rispetto della netiquette "che è quella cosa che ti impedisce ti metterti le dita nel naso prima di dare la mano a qualcuno, o di ruttargli in faccia mentre ti sta parlando, o di palpare il culo alla sua signora mentre te la presenta."

Questione di netiquette, appunto. Mi chiedo: ma non si usa più? E' una cosa uscita dall'imaginario comune degli utenti della rete? O è come parlare di DOS a chi è nato nell'epoca di Windows? Esistono punti fermi che sono fondamentali al buon funzionamento dei rapporti sul web, a maggior ragione oggi che è tanto affollato. Perchè la richiesta di rispetto di poche regole basilari viene scambiata per aggressività? Sopporto malamente il politicamente corretto sempre e comunque. Non necessariamente ci deve essere spazio per tutti, non necessariamente tutti possono affermare tutto. Non necessarimente bisogna accettare in silenzio. Il rispetto per l'altro, la libertà di non venire molestati dai bloggovendoli del web, di non doversi confrontare continuamente con l'ego ipertrofico e frustrato di tanti che della rete fanno uso e abuso dovrebbe essere il linguaggio comune su cui costruire la vera comunicazione. Non l'autoreferenzialità, non l'autocitazione. E' un po' come vedere il personaggio dell'onorevole nei vecchi film anni '50 che si presenta con: piacere, sono l'onorevole cavalier professor Trombetta. Verrebbe da rispondergli: e allora?

giovedì, 13 dicembre 2007

Credevo ingenuamente che non avrei dovuto farlo più di abbassare gli occhi mentre dico che sono italiana. Mi capitava sempre qualche anno fa, quando al governo c'erano quegli altri. I miei parenti e amici britannici che mi chiedevano spiegazioni sulle performances dell'allora presidente del Consiglio, con l'aria un po' divertita e un po' incredula, quella di quando si legge di una notizia talmente assurda che sembra pura fantasia. E io là, a gesticolare, a darmi da fare in spiegazioni che tanto non spiegavano nulla, anzi.

Ecco, mi succede di nuovo, di vergognarmi di essere italiana

Bene, l'ho detto. Non ci sto tanto male dove vivo, ma se alzo lo sguardo dal mio orticello non posso fare a meno di provare quello che provo.

Mi vergogno di vivere in un Paese che sfugge ad ogni logica possibile, dove tutto è sempre il contrario di tutto, dove l'interesse di pochi prevale sempre su quello di molti o moltissimi. Mi vergogno per i morti. Non è possibile che vivere o morire in Italia sia solo un fatto di fortuna (o sfortuna), che nascere a Vibo Valentia anziché a Forlì ed avere una tonsillite sia un buon motivo per morire a 16 anni. Non è possibile che per due soldi, perchè non sono di più, si debba rinunciare ad essere considerati esseri umani, che siamo sì nel 2007, ma di fatto siamo nel 1807, perchè era allora che il padrone della filanda ti faceva lavorare 14 ore al giorno e se crepavi amen, ce n'erano altri cento a prendere il tuo posto. Non è possibile che l'unica via d'uscita verso la dignità per migliaia giovani sia l'emigrazione, fuga di cervelli la chiamano, io dico che è un esodo di massa. Quello di cui mi vergogno di più però è che ogni giorno che passa, la speranza, quel po' che rimane, venga drenata via, goccia dopo goccia. Anche la mia. Io che m'incazzavo con quelli che preferivano andarsene perché "era troppo facile così, partire, rinunciare a lottare", ora lo farei subito di vendere tutto e ricominciare da qualche altra parte. A quarant'anni. Perché non ce la faccio più a sentire di gente che perde la casa a causa del mutuo che non riesce più a pagare, degli investimenti che mancano, della scuola che non funziona, di ospedali dove i problemi di salute li risolvono mandandoti direttamente al creatore, dove le banche e le assicurazioni fanno quello che vogliono alla faccia dell'Europa, dove solo i diritti di pochi vengono garantiti e quelli del resto completamente ignorati, dove veramente non c'è niente che funzioni senza inceppamenti, emergenze, commissariamenti, dove bisogna solo sperare nei lutti di massa perché chi di dovere dia risposte. Sono stanca di non dormirci la notte quando seguo Report o Ballarò. Sono stanca di vivere in un paese anomalo, dove la cultura prevalente è quella di tette, culi, furbizia e paraculismo. Basta per favore, sono stanca di vergognarmi.