martedì, 16 ottobre 2007

La Corte Suprema consegna il Nobel di Gore a Bush.

Solo qualche giorno dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno circa il riscaldamento globale, il già Vice Presidente Al Gore si è visto oggetto di una sorprendente marcia indietro da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che lo ha privato del suo Nobel per premiare invece il Presidente George W. Bush.

Per Gore, che stava crogiolandosi nel calore dell'adulazione del comitato del Nobel e del mondo intero, la decisione dell'alta corte di consegnare il suo premio al Presidente Bush è stato un crudele scherzo del destino, come minimo.

Ma con un verdetto di 5 contro 4, i giudici hanno chiarito che la decisione senza precedenti di privare Gore del suo Nobel è stata presa perchè il Presidente Bush lo meritava di più.

"E' vero che Al Gore ha fatto molti discorsi sul riscaldamento globale" ha scritto il Giudice Antonin Scalia, scrivendo per la maggioranza "ma il Presidente Bush ha realmente aiutato a creare il riscaldamento globale".

Anche mentre Gore veniva privato del suo Nobel, ha ricevuto calde parole di supporto dal candidato democratico alle presidenziali Hillary Clinton, che ha affermato che la vincita del Nobel da parte del già Vice Presidente "dimostra che egli sta dedicando la sua vita alla cosa giusta e che dovrebbe assolutamente rimanere in gioco"

In un incontro con i giornalisti nello Iowa, la Senatrice Clinton ha affermato che "Al Gore dovrebbe continuare a dedicarsi alla causa del cambiamento climatico, almeno fino alla fine novembre 2008".

La Senatrice Clinton ha suggerito che Gore potrebbe ricercare ulteriormente la causa del riscaldamento globale imbarcandosi immediatamente su un missile per il sole.

The Borowitz Report, 12 ottobre 2007 *

 

*Andy Borowitz è un comico e uno scrittore i cui lavori appaiono su The New Yorker e The New York Times, e sul suo pluripremiato sito di umorismo BorowitzReport.com.

L'articolo originale è visibile qui http://www.huffingtonpost.com/andy-borowitz/supreme-court-gives-gore_b_68366.html
La traduzione è opera mia, per cui ogni errore e omissione sono imputabili a me sola.

venerdì, 12 ottobre 2007

John Cusack mi piace perchè ha l'aspetto dell'uomo medio: quarantenne, fisico discreto, nè brutto nè bello, tranquillo, impiegato come attore, recita, produce, scrive. E' un tipo dagli occhi sorridenti, quello con cui puoi andare tranquillamente a berti una birra o in pizzeria, per una serata di chiacchiere e risate.
John Cusack mi piace anche perchè ha una voce bellissima, bassa e profonda, calda e tranquilla, é un abbraccio. Potrei stare ad ascoltare per ore un uomo che avesse una voce così, basterebbe che leggesse per me un brano qualunque di un libro qualunque, con una voce come quella si può fare a meno della lirica.
John Cusack mi piace soprattutto perchè è un blogger eccellente, attento, impegnato. Ha uno spazio sull' Huffington Post, un sito di news nonchè aggretatore di blog di ispirazione liberale che tratta
soprattutto di politica e società. Nelle ultime due settimane ha scritto diversi pezzi incentrati su una lunga discussione avuta con Naomi Klein, a proposito del suo ultimo libro The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, appena pubblicato anche in Italia con il titolo Shock Economy - L'ascesa del capitalismo dei disastri (ricordo che Naomi Klein è anche l'autrice del precedente No Logo). Oltre ai brani scritti, John Cusack ha inserito nel suo blog il video della chiacchierata A prescindere dall'importanza del libro, indiscutibile, mi è molto piaciuto il modo di parlarne: lui, lei, attorno a un tavolo di cucina. Una intervista informale, non urlata, una conversazione lunga su temi drammatici e importanti, lui che fa domande, lei che risponde, chiarisce, spiega. In maniera rilassata e comprensibile. Ci sarebbero stati bene due bicchieri di vino rosso. Che bello sarebbe poter parlare sempre così, magari non solo dei massimi sistemi, ma anche di vita, di sensazioni, di passioni. E condividere silenzi. Anche in televisione.
Ulteriore ragione per la quale mi piace John Cusack: è stato Lloyd Dobbler, uno dei personaggi più incredibilmente romantici, nel senso letterario del termine, del cinema giovanile degli anni 80, "I don't want to sell anything, buy anything, or process anything as a career. I don't want to sell anything bought or processed, or buy anything sold or processed, or process anything sold, bought, or processed, or repair anything sold, bought, or processed. You know, as a career, I don't want to do that." (Say Anything - 1989).


 

Qui potete vedere il video dell'intervista a Naomi Klein