giovedì, 18 ottobre 2007

Martedì sera, dopo una lunga giornata al lavoro, mi sono fermata al supermercato per la mia abituale sessione di spesa settimanale.
Nonostante fosse già abbastanza tardi, ho percorso con calma e metodo i corridoi, messo nel carrello quello che mi serviva, senza cedere a tentazioni insolite, per esempio a una voglia improvvisa di rotelle di liquerizia. Insomma, tutto configurato in una normale visita al supermercato da parte di una donna normale. Fino al banco dei surgelati.

Il banco dei surgelati è strategicamente situato prima delle casse, impossibile non vederlo, impossibile far finta di niente. In realtà non ne avevo bisogno di surgelati Martedì sera. A dispetto della temperatura esterna, non fredda ma nemmeno mite, sono stata presa dal desiderio improvviso di gelato all'amarena. E' arrivato così, senza un preavviso, non ci stavo nemmeno pensando alle amarene. Aprire lo sportello del bancofrigo, afferrare il bicchierino di gelato e gettarlo con nonchalance in mezzo al resto della spesa è stata questione di secondi.
Una volta uscita, caricata la borsa sul sedile posteriore dell'auto, mi sono seduta al posto di guida. Ho gustato il mio gelato cucchiaiata dopo cucchiaiata, nel parcheggio che andava via via svuotandosi e con il cielo già livido della sera avanzata.

Il sapore dell'amarena per me è quello della golosità, ha il profuno dell'infanzia, di dolcezze centellinate nelle occasioni speciali. L'amarena sul gelato mi ricorda le mie vacanze dai nonni da bambina.
L'estate passata in campagna dai nonni era sempre bellissima. C'erano i grilli la notte, il latrare dei cani lontani e i suoni del risveglio, la nonna che trafficava in cucina. C'erano le sue dalie e le sue zinie all'ingresso del vialetto, proprio sotto il pergolato d'uva bianca, e le bocche di leone con la digitale purpurea che contornavano il recinto dell'orto. C'erano le fragoline ancora acerbe da scovare tra le foglie verdi e le more di gelso da contendere ai merli. C'era il gatto Nerofumo che a pranzo si accovacciava sotto al tavolo della cucina. Ma soprattutto c'erano le sere del gelato.
Una volta ogni tanto con i nonni andavamo a mangiare il gelato dopo cena. Mi vestivo carina, cercavo di farlo veramente, perchè la nonna insisteva sempre che mettessi una magliettina sotto a quei prendisole così graziosi che mia mamma cuciva per me e mia sorella. Non siamo al mare qui, diceva la nonna, mettiti una giacchettina sopra almeno.
Il nonno aveva una cinquecento e piano piano guidava verso la gelateria. Mi ricordo che dava su una piazza. C'erano pochi tavolini fuori, rotondi e piccoli e poca gente a passeggio. I nonni ordinavano immancabilmente coppa del nonno e cornetto per loro, per me una coppetta di gelato misto.
Arrivava sempre in quelle bruttissime coppe d'acciao, con il gambo tozzo, che tanto andavano di moda negli anni '70. Il cucchiaino quadrato appoggiato di lato e sulla montagnetta pallida due grani di amarena, con un po' del loro sciroppo che colava in rivoletti densi. Mangiavo il mio gelato lentamente, lasciando le amerene per ultime, trattenendo quel piacere insolito e tanto cercato. Quasi un sogno vederle lì, solitarie, in quella coppetta fredda e ormai vuota.

Ho in mente, però, una sera in particolare. La ricordo perfettamente, perchè certe notti sono magiche e non si ripetono mai due volte in una vita. Stavamo andando in gelateria con la cinquecento, i nonni seduti davanti e io sul sedile posteriore. Era una notte bellissima, immobile, la strada diritta e deserta. Non so per quale motivo ma all'improvviso mi sono girata all'indietro e in quel momento ho visto una luna enorme. Rosso scuro, bellissima, tanto grande e bassa che centrava perfettamente il lunotto posteriore dell'auto. Era come se il nonno alla guida si fosse appositamente allineato a quella grande sfera, per consentirmi di stare lì a fissarla, senza bisogno di allungare il collo per cercare di seguirla tra gli alberi che bordavano la strada. Sono rimasta così, immobile per minuti interi, fino all'arrivo in gelateria.

La luna da allora ha lo stesso sapore del gelato all'amarena.

Ciao nonna.

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domenica, 14 ottobre 2007
Parlavo di cucina e di chiacchiere intorno a un tavolo.
Non solo di pane si vive però, ma anche di companatico. Insomma, non è che la cucina sia solamente un luogo di simpatiche riunioni tra amici, con tazze di tè fumante e bicchieri di vino rosso. Si può fare ben altro su un tavolo, Jessica Lange docet.

Bello, bello bello! Densa atmosfera erotica: il pane appena sfornato, nuvole di farina, la pasta lasciata a lievitare… E poi niente va d’accordo come gola e lussuria.

Stavo pensando: qual è per me il cibo più erotico in assoluto? Immediatamente mi sono venuti in mente i bomboloni alla crema, belli rigonfi, dolci di zucchero, che ti lasciano tracce di unto intorno alla bocca. Poi ho pensato al cioccolato, cremoso, profumato e intenso, trasformato in una torta alta a strati soffici di pura goduria.

Non so perchè, ma se penso al sesso mi vengono in mente solo dolci. Oh, anche la crema catalana! Si rompe la crostina di zucchero e si affonda con il cucchiaio…
 
postato da: NikCustardinpie alle ore 13:38 | Permalink | commenti (9)
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