Leggevo questo articolo stamattina e mi sono chiesta se veramente sia come dice Sergio Benvenuto, psicanalista. Non sono sicura che sia solo una questione di target, di livelli di desiderabilità da mettere a fuoco. Non sono nemmeno tanto convinta che possa dipendere da una "berlusconizzazione" dell'eros, che pure esiste. Mi lascia anche perplessa la motivazione dell'isteria soprattutto femminile (ovvio).
Ma non è che innamorarsi sia sempre stato difficile? Non è che da adulti lo sia di più per via della zavorra che ineludibilmente ci si porta sulle spalle? Non è che tutti corrono sempre e non si abbia il tempo materiale per stringere rapporti che possano essere preludio di un innamoramento? Chi ha mai detto che una volta ci si innamorava di più? Forse ci si sistemava a un certa età, si cercava un modus vivendi che fosse di reciproca soddisfazione e che salvasse una certa apparenza, una sorta di contratto commerciale. Ora i termini del contratto sono cambiati. Non ci si accontenta della sistemazione, si vogliono i sentimenti. O per lo meno ce li si aspetta. Ma non si ha tempo per coltivarli. Mai. Viviamo in un alveare impazzito, con un ronzio di fondo assordante, altro che morte della fantasia. E soprattutto con l'età ci si rende conto che gli opposti non si attraggono, sfatiamolo questo mito. Gli opposti s'incazzano tra di loro, si danno i nervi a vicenda e a vicenda si mandano a quel paese. Fine di un amore. Molto meglio: Dio li fa e poi li accoppia. Ma poi si cade nella trappola degli impegni di lavoro, dei figli, della stanchezza cronica. Si diventa ciechi, muti e sordi. Soprattutto ci si dimentica della levità che certe questioni richiedono, dello stupore dell'infatuazione. Ci si scorda che l'innamoramento vive soprattutto per se stesso e che domanda sempre una buona dose d'incoscienza.
postato da: NikCustardinpie alle ore 12:20 | Permalink | commenti (1)
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