sabato, 20 ottobre 2007

E' stata la notizia del giorno ieri. Ne stanno parlando tutti da quando è comparso l'articolo su Repubblica.it. La rete si è mobilitata, sono stati aperti forum, discussioni, scritti articoli, commenti, iniziate raccolte di firme e petizioni. Ne ho voluto parlare anche io sul gruppo Brain2Brain di aNobii perchè un confronto con gli altri su questo argomento mi sembrava utile e indispensabile.

Lo dico chiaramente: una legge come questa è necessaria quanto un attacco di febbre malarica. Come se non ce ne fossero altre più urgenti e con una vera ragione d'essere. Vogliamo parlare di quella contro la violenza sulle donne? O di una legge contro lo stalking (copio da Wikipedia: ...atteggiamenti tramite i quali una persona affligge, perseguita un’altra persona con intrusioni, appostamenti, tentativi di comunicazione ripetute e indesiderate, come ad esempio lettere, telefonate, e-mail, sms, tali da provocare nella "vittima" ansia e paura, e da renderle impossibile il normale svolgimento della propria esistenza) che non esiste in Italia? Rimettere in discussione la legge sulla procreazione assistita era troppo disturbo? No, la massima priorità nel nostro paese è la creazione di uno speciale registro, il ROC, per chiunque tratti con prodotti editoriali, cioè "qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (Primo comma dell'Art. 2 del DDL 3 agosto 2007, approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre scorso), come se non fossimo già al 35° posto nell'indice mondiale per la libertà di stampa stilato da Reporters sans Frontieres, dopo Estonia (3), Lettonia (11), Trinidad e Tobago (19), Costa Rica (21), Ghana (29).

Ovviamente Grillo ne ha parlato sul suo blog. Non sempre Grillo mi piace, anzi, ma quando sostiene che questa legge determinerà la morte della rete, ha ragione. Una legge del genere è un attentato alla più semplice libertà di espressione, un voler controllare chi scrive e cosa si scrive, un accentrare nelle mani del potere costituito la facoltà di decidere chi potrà dire la sua e chi no. Altro che 35° posto. Altro che controlli contro la diffamazione.
Ma la diffamazione non è già reato? Non è già penalmente perseguibile? A chi fa paura la libertà che nasce dal basso della rete? Perchè per l'approvazione di questo disegno di legge non ci sono state le solite schermaglie maggioranza/opposizione, no, tutti compatti e uniti a tutelare il prodotto editoriale altrui.
Quello che mi amareggia di più (ho superato la fase della rabbia ormai) è che questo abominio è stato partorito da chi siede al governo, "Le Sinistre", che io ho a suo tempo votato anche nella speranza di vedere cambiare, non tanto le cose in generale, quanto quell'aria stantia di subcultura che si era respirata dal 2001. Un disegno di legge così concepito me lo sarei aspettato da un Giovanardi, un Castelli, un Cicchitto, non da uno qualsiasi della maggioranza di questo governo. Rifaccio la domanda: a chi fa paura la rete? Secondo questo articolo del Telegraph "Internet spaventa i politici. Non la possono controllare, così la percepiscono come una minaccia; i siti web e i blog richiedono tempo e sono pericolosi, contenendo parole che possono essere usate più tardi contro di loro. Quale altra spiegazione ci può essere per il fatto che solo 30 su 650 ministri del Parlamento [inglese] hanno un blog? Un blog non costa nulla e offre una opportunità di bypassare i filtri dei media tradizionali e degli editori, per raggiungere direttamente chi è chiamato al voto." E in Italia? La situazione è ancora più grave, perchè non solo la blogosfera viene vista come una minaccia (la diffamazione!), dai politici di professione e da molti tra quelli che fanno informazione nell'ambito dei più tradizionali organi, ma anche perchè il tutto è mescolato a una certa ignoranza di fondo, a una totale mancanza di conoscenza del mezzo e delle sue potenzialità.

La Rete, questa entità sconosciuta, inafferrabile e altrettanto spaventosa.

giovedì, 18 ottobre 2007

Martedì sera, dopo una lunga giornata al lavoro, mi sono fermata al supermercato per la mia abituale sessione di spesa settimanale.
Nonostante fosse già abbastanza tardi, ho percorso con calma e metodo i corridoi, messo nel carrello quello che mi serviva, senza cedere a tentazioni insolite, per esempio a una voglia improvvisa di rotelle di liquerizia. Insomma, tutto configurato in una normale visita al supermercato da parte di una donna normale. Fino al banco dei surgelati.

Il banco dei surgelati è strategicamente situato prima delle casse, impossibile non vederlo, impossibile far finta di niente. In realtà non ne avevo bisogno di surgelati Martedì sera. A dispetto della temperatura esterna, non fredda ma nemmeno mite, sono stata presa dal desiderio improvviso di gelato all'amarena. E' arrivato così, senza un preavviso, non ci stavo nemmeno pensando alle amarene. Aprire lo sportello del bancofrigo, afferrare il bicchierino di gelato e gettarlo con nonchalance in mezzo al resto della spesa è stata questione di secondi.
Una volta uscita, caricata la borsa sul sedile posteriore dell'auto, mi sono seduta al posto di guida. Ho gustato il mio gelato cucchiaiata dopo cucchiaiata, nel parcheggio che andava via via svuotandosi e con il cielo già livido della sera avanzata.

Il sapore dell'amarena per me è quello della golosità, ha il profuno dell'infanzia, di dolcezze centellinate nelle occasioni speciali. L'amarena sul gelato mi ricorda le mie vacanze dai nonni da bambina.
L'estate passata in campagna dai nonni era sempre bellissima. C'erano i grilli la notte, il latrare dei cani lontani e i suoni del risveglio, la nonna che trafficava in cucina. C'erano le sue dalie e le sue zinie all'ingresso del vialetto, proprio sotto il pergolato d'uva bianca, e le bocche di leone con la digitale purpurea che contornavano il recinto dell'orto. C'erano le fragoline ancora acerbe da scovare tra le foglie verdi e le more di gelso da contendere ai merli. C'era il gatto Nerofumo che a pranzo si accovacciava sotto al tavolo della cucina. Ma soprattutto c'erano le sere del gelato.
Una volta ogni tanto con i nonni andavamo a mangiare il gelato dopo cena. Mi vestivo carina, cercavo di farlo veramente, perchè la nonna insisteva sempre che mettessi una magliettina sotto a quei prendisole così graziosi che mia mamma cuciva per me e mia sorella. Non siamo al mare qui, diceva la nonna, mettiti una giacchettina sopra almeno.
Il nonno aveva una cinquecento e piano piano guidava verso la gelateria. Mi ricordo che dava su una piazza. C'erano pochi tavolini fuori, rotondi e piccoli e poca gente a passeggio. I nonni ordinavano immancabilmente coppa del nonno e cornetto per loro, per me una coppetta di gelato misto.
Arrivava sempre in quelle bruttissime coppe d'acciao, con il gambo tozzo, che tanto andavano di moda negli anni '70. Il cucchiaino quadrato appoggiato di lato e sulla montagnetta pallida due grani di amarena, con un po' del loro sciroppo che colava in rivoletti densi. Mangiavo il mio gelato lentamente, lasciando le amerene per ultime, trattenendo quel piacere insolito e tanto cercato. Quasi un sogno vederle lì, solitarie, in quella coppetta fredda e ormai vuota.

Ho in mente, però, una sera in particolare. La ricordo perfettamente, perchè certe notti sono magiche e non si ripetono mai due volte in una vita. Stavamo andando in gelateria con la cinquecento, i nonni seduti davanti e io sul sedile posteriore. Era una notte bellissima, immobile, la strada diritta e deserta. Non so per quale motivo ma all'improvviso mi sono girata all'indietro e in quel momento ho visto una luna enorme. Rosso scuro, bellissima, tanto grande e bassa che centrava perfettamente il lunotto posteriore dell'auto. Era come se il nonno alla guida si fosse appositamente allineato a quella grande sfera, per consentirmi di stare lì a fissarla, senza bisogno di allungare il collo per cercare di seguirla tra gli alberi che bordavano la strada. Sono rimasta così, immobile per minuti interi, fino all'arrivo in gelateria.

La luna da allora ha lo stesso sapore del gelato all'amarena.

Ciao nonna.

postato da: NikCustardinpie alle ore 12:42 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri, ricordi, vita, diario, sentimenti, cibo, anni 70, infanzia, nonni
martedì, 16 ottobre 2007

La Corte Suprema consegna il Nobel di Gore a Bush.

Solo qualche giorno dopo aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno circa il riscaldamento globale, il già Vice Presidente Al Gore si è visto oggetto di una sorprendente marcia indietro da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che lo ha privato del suo Nobel per premiare invece il Presidente George W. Bush.

Per Gore, che stava crogiolandosi nel calore dell'adulazione del comitato del Nobel e del mondo intero, la decisione dell'alta corte di consegnare il suo premio al Presidente Bush è stato un crudele scherzo del destino, come minimo.

Ma con un verdetto di 5 contro 4, i giudici hanno chiarito che la decisione senza precedenti di privare Gore del suo Nobel è stata presa perchè il Presidente Bush lo meritava di più.

"E' vero che Al Gore ha fatto molti discorsi sul riscaldamento globale" ha scritto il Giudice Antonin Scalia, scrivendo per la maggioranza "ma il Presidente Bush ha realmente aiutato a creare il riscaldamento globale".

Anche mentre Gore veniva privato del suo Nobel, ha ricevuto calde parole di supporto dal candidato democratico alle presidenziali Hillary Clinton, che ha affermato che la vincita del Nobel da parte del già Vice Presidente "dimostra che egli sta dedicando la sua vita alla cosa giusta e che dovrebbe assolutamente rimanere in gioco"

In un incontro con i giornalisti nello Iowa, la Senatrice Clinton ha affermato che "Al Gore dovrebbe continuare a dedicarsi alla causa del cambiamento climatico, almeno fino alla fine novembre 2008".

La Senatrice Clinton ha suggerito che Gore potrebbe ricercare ulteriormente la causa del riscaldamento globale imbarcandosi immediatamente su un missile per il sole.

The Borowitz Report, 12 ottobre 2007 *

 

*Andy Borowitz è un comico e uno scrittore i cui lavori appaiono su The New Yorker e The New York Times, e sul suo pluripremiato sito di umorismo BorowitzReport.com.

L'articolo originale è visibile qui http://www.huffingtonpost.com/andy-borowitz/supreme-court-gives-gore_b_68366.html
La traduzione è opera mia, per cui ogni errore e omissione sono imputabili a me sola.